Durante uno dei suoi viaggi
in Germania il percussionista
Nino Manolo Tragao, ha rinvenuto per puro caso delle
vecchie partiture apocrife, con contrappunti a tre voci
in una piccola locanda nei dintorni di Lipsia,
nel doppio fondo di un cassetto sperando di trovare del
denaro. Attirato dal fatto inconsueto che ai margini di
queste partiture erano disegnati suonatori neri di tamburi,
le ha trafugate contravvenendo alla legge, cosa che non
gli era difficile. Più tardi, in Italia ospite di
Antonio Marangolo, in un momento di debolezza ma
soprattutto di ubriachezza, le ha regalate al padrone di
casa per sdebitarsi dell'ospitalità. Antonio Marangolo ha
inserito le parti nel computer notando subito come la
scrittura fosse di stampo Bachiano e, seguendo le
indicazioni dei disegni ha provato ad aggiungere delle
percussioni. Non c'era alcun dubbio, si trattava di "bachianas
brasileras" anteriori a "Villa Lobos" e se
era impossibile attribuirle a J.S.Bach per
mancanza di firme,era altrettanto inverosimile non
pensare che le avesse scritte lui in persona, o un suo
abilissimo imitatore dell'epoca. Nasce così la "Sebastian
Coleman Gallery", musica bianca ed
europea (da cui Sebastian), realizzata con ritmi neri, (da
cui Coleman), e completata da un intento descrittivo in
cui i timbri sono visti come colori da cui Gallery.